Odalà e l'orlo del baratro
- Alfonso Calabrese
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 2 minuti fa
"Madonna il burrone. E ora che facciamo?". Oggi il team ha dovuto superare uno dei peggiori incubi dei biker di montagna, ovvero quando il sentiero in discesa si getta in un burrone profondo centinaia di metri. In questi casi il grande dubbio li assale: scendere su pareti verticali con la bici in spalla o tornare in vetta affrontando una salita virtualmente impossibile?
State leggendo questo post quindi tranquilli, anche oggi i nostri eroi hanno riportato la pelle a casa. Scopriamo cosa è successo, e, come sempre, partiamo dall'inizio.
Per questo secondo weekend di marzo, Alfonso aveva elaborato un anello di 22 km con 650 metri di dislivello. Partenza da Pietrastornina, con la prima tappa presso la riserva WWF di Acqua delle Vene, poi a seguire discesone su sterrato fino ai ruderi dell'Incoronata ed infine ancora giù fino a valle. Questo versante del Partenio era nuovo per il gruppo ed Alfonso si era fatto ingolosire dal post su Wiki-Loc, pubblicato da un biker campano nel 2018. Ma le cose non andranno affatto come da programma. E dal tracciato, qui di seguito riportato, è possibile vedere i vari tentativi di discesa, che i malcapitati sull'orlo del baratro hanno dovuto esplorare, prima di trovare una via praticabile.
Ad affrontare quello che si pensava essere un tranquillo giro tra i boschi del Partenio è la formazione oramai standard del team: con il poliedrico Direttore Alfonso, abbiamo il mitico Peppe del Partenio Raimondo, l'esperto Atomico Francesco e l'indomabile Electric Mario.
Arrivati più o meno in orario e preso il caffe nel centro del paesino irpino, in auto si raggiunge la base del giro, un po' più a monte. Montata la bici Francesco guardando la montagna seminascosta dalla nebbia è dubbioso: "Alfo', ma saliamo di qui o da là?". Prima che il Direttore possa rispondere è Peppe del Partenio che si lancia in un criptico ragionamento. "Uhh O-da-lá, Odalà come la veggente di quel film, come si chiama ... aspetta ... a sí ... Ghost". "Raimo' ma quale Odalí o Odalà, quella si chiamava Oda Mae". Alla rettifica di Francesco parte una fragorosa risata, che accompagnerà i nostri bikers per i primi durissimi chilometri dell'infermale giro di oggi.

La salita, tutta su asfalto è veramente ripida e lunga. Mario innesta la marcia "auto" della sua AM-Flow e procede tranquillo. Alfonso tiene come sempre il profilo basso e, con la sua modalità ECO ridotta, fatica quasi come se fosse in muscolare (Affermazione, questa, non è condivisa affatto da Raimondo n.d.r.). E poi ci sono i "veri" muscolari, Raimondo e Francesco, che con continui zig zag nei punti più ripidi, procedono molto molto lentamente.
Occorre fermarsi spesso a rifiatare ed in una di queste soste è un un cartello, all'ingresso di un fondo privato, che attira l'attenzione. "Ragazzi che facciamo lo -attendiamo- questo cane ?"

Dopo le risate per questo cartello "surreale", i quattro riprendono la salita. Alfonso come sempre propone a Raimondo lo scambio di bici. Proposta che viene rifiutata più e più volte, per poi essere accettata a poco più di un chilometro dalla prima tappa, ovvero la riserva WWF di Acqua delle Vene.
"Ragazzi, riforniamo le borracce e riprendiamo fiato. Tra poco c'è la discesa.". Nessuno crede ad Alfonso e a quel suo "tra poco". Ed infatti, lasciata l'oasi, occorrerà pedalare in leggera salita ancora per quasi quattro chilometri, prima di raggiungere l'inizio della agognata discesa.
Fino a questo momento il giro seppur duro segue i piani. Tutto sembra procedere bene e il primo tratto della discesa, con alcuni ripidi tornanti, è piacevole e restituisce belle sensazioni.
Superate un paio di piccole radure, con un fondo di sabbia e brecciolino, il percorso diventa più insidioso. Un albero caduto sbarra il sentiero. Sul lato destro un profondissimo burrone. E' Mario che, lasciata la bici, va in avanscoperta oltre l'albero. Il trail si fa sempre più stretto. "Ragazzi non si passa, il sentiero porta dritto al burrone !". "Ma come ! Eppure è questa la traccia.". Alfonso non si capacita e già pensa ai commenti da pubblicare sul quel maledetto post di Wiki-Loc! (qu il link per i più curiosi).
Come i nostri lettori sapranno bene, questa non è la prima volta che il team B&S si confronta con problemi di percorso in alta montagna. Stavolta però la situazione è più grave: la traccia non è stata smarrita ma è semplicemente non è percorribile ed inoltre tra il team è il punto di arrivo c'è un burrone profondo forse 800 metri !
La temperatura non proprio tiepida (9 gradi) e qualche goccia di pioggia, rende la situazione se possibile ancora più critica. Viene deciso di provare un sentiero alternativo, intravisto poco prima. Stavolta è Alfonso che parte in avanscoperta prima in bici e poi a piedi. Occorre sangue freddo: il terreno è scivoloso. L'orlo del burrone è a pochi centimetri. Alfonso decide di procedere, aggrappandosi a delle radici. Raggiunge una roccia, dove il sentiero svolta. "Speriamo che dopo la roccia ci sia una via percorribile". Ma niente. Via impraticabile, anche a piedi, figurarsi con la bici in spalla.
Si incomincia a temere di dover risalire in vetta, cosa che con le poche energie rimaste è veramente l'ultima ratio. "Ragazzi torniamo alle radure e vediamo se ci sono altri sentieri. L'importante è di arrivare a valle. Anche se ci dovessero poi trovare lontano, a 20 / 30 km da Pietrastornina, con le bici elettriche possiamo andare a recuperare le auto". Le parole di Alfonso portano un minimo di conforto e i quattro fanno dietro front. Viene preso un nuovo sentiero laterale, fino ad un nuovo punto morto. Stavolta è Francesco che prova a scendere a piedi lungo un dirupo, meno minaccioso ma pur sempre molto ripido. Scende per almeno 100 metri, ma non riesce a scovare un sentiero percorribile. A fatica e scuro in volto torna su. La situazione è di stallo totale.
"Ragazzi, animo alla peggio risaliamo lentamente lungo i tornanti. Però si farà tardi. Qui c'è un po' di campo. Avvisate a casa di non aspettarvi.". Il consiglio di Alfonso è preso un po' troppo alla lettera da Mario che invece di mandare un messaggio neutro del tipo "abbiamo dovuto cambiare programma in vetta. Arriverò in ritardo", decide di chiamare ed esordisce "Amore ci siamo persi in vetta e non sappiamo da dove scendere ...", gettando nello sconforto più totale la sua povera moglie. La poveretta gli chiede con voce rotta se dovesse allertare i carabinieri forestali ed iniziare le ricerche! Insomma situazione tragicomica, in pieno stile Bike&Ski.
Si torna nuovamente alle radure e, quasi come illuminato da un raggio divino, il nostro mitico Peppe del Partenio trova la soluzione. In un angolo nascosto si intravede un sentiero ed un cartello CAI "Ruderi dell'Incoronata". Bingo ! Era la direzione giusta e la presenza del cartello CAI è sinonimo di sentiero battuto e percorribile almeno a piedi. I quattro bikers, con un ritrovato ardore, si rimettono in sella. Il sentiero trovato da Peppe-Raimondo è abbastanza largo e seppur ripido in alcuni tratti, gira oltre il burrone ed in pochi minuti li conduce alla seconda tappa e quindi nuovamente sul percorso iniziale.
Dopo le foto ai ruderi dell'antico antico eremo, fondato nella seconda metà del XVI, il gruppo si rimette in moto e continua a scendere lungo un ripidissimo sentiero lastricato e coperto da foglie secche. La pendenza in alcuni tratti, oltre il 18%, rende la discesa complessa. L'odore acre dei ferodi, i dolori alle mani serrate sulle leve dei freni, accenni di crampi ai polpacci per la posizione semi-eretta sui pedali con il baricentro spostato sulla ruota posteriore, condiscono gli ultimi chilometri di questo giro che sembra non finire mai. Poi improvvisamente ecco l'asfalto della strada provinciale per Pietrastornina. "Alleluya, siamo salvi" è il pensiero di tutti.
Sono passate le 14. Alfonso e Mario accelerano ed arrivano alle auto. Raimondo e Francesco li seguono. Poi, stremati, si fermano poco prima della salita per le auto. Alfonso caricata la bici torna giù a prendere Francesco e portarlo alla sua auto. Poi è il turno di Raimondo.
Intanto Mario si occupa di trovare un ristorante, dove mettere qualcosa sotto i denti. Con l'aiuto di SIRI (l'unica che gli rivolge ancora la parola dopo lo spevanto preso dalla famiglia), trova incredibilmente un ristorante aperto (di sabato, a pranzo, fuori stagione ed alle 3). Caricate le bici in auto il nuovo stop è a poco meno di un chilometro, presso la trattoria l'Urciolo. Qui i nostri eroi, nonostante la cucina sia in chiusura, riescono a mangiare un bel antipasto misto e un assaggio di grigliata mista.
E mentre tra una risata e l'altra addentano fette di prosciutto, capocollo, salame e mozzarelle, le loro menti sono ancora in vetta, lì sull'orlo del baratro.

Grazie come sempre per l'attenzione e alla prossima avventura!
























































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