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Cambio rotto al Partenio

Immagine del redattore: Alfonso Calabrese
Alfonso Calabrese
2 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 3 ore fa

14 km; 360 md+; traccia; relive

Venerdì pomeriggio e nella chat di gruppo B&S tutto tace. E' Raimondo che alle 19 rompe il muro del silenzio con un sintetico ma efficace: "Ma domani??". In effetti per questo weekend il Direttore non aveva proposto ancora nulla, avendo un impegno personale che lo bloccava per tutta la giornata di sabato. Poi però, quasi per miracolo, l'impegno si riduce al pomeriggio ed è quindi disponibile. E sulla chat fa eco a Raimondo, proponendo un giro nel fresco Partenio, per combattere la perdurante calura partenopea. Il piano, nella sua semplicità piace a Raimondo e Francesco. E saranno loro con Alfonso a formare il trio dell'avventura che racconteremo oggi, tutt'altro che semplice e tranquilla.



Arrivati a Mercogliano, con largo anticipo, Alfonso e Raimondo aprono la portiera ed ecco la prima sorpresa: fuori ci sono 10°. Un freddo cane. Questo meteo così rigido era tutt'altro che atteso. I nostri ciclisti sono vestiti con una tenuta leggera, da giro estivo. Anche Francesco, che arriva dopo poco è allibito: "Ragazzi fa freddo. Che facciamo, cambiamo programma ed evitiamo di salire in cima?". La domanda è più che lecita. Se a Mercogliano ci sono 10°, su a Montevergine a 1400 metri, ce ne saranno 6 o 7 al massimo. Con magliettine e pantaloncino, il rischio di beccarsi un malanno è concreto. Ma, come da tradizione, i nostri eroi non mollano e cominciano come se nulla fosse a montare le bici. Dopo un buon caffe prendono con coraggio la funicolare verso la vetta.


Arrivati a monte, i timori sulla temperatura si concretizzano. Un vento gelido spazza la strada con forti raffiche trasversali. I nostri eroi indossano tutto ciò che hanno, scavando nei loro zainetti: k-way, scaldacollo, guanti e sotto guanti. Si comincia quindi a salire.



Si decide di non fermarsi al santuario e proseguire verso la vetta. Lo sforzo sulla ripida salita scalda i nostri atleti, che senza pause arrivano in pochi minuti al tunnel. Qui, normalmente, si procede verso il trail Chalet per arrivare al rifugio sopra Campo di Summonte. Ma al bivio, tornano gli interrogativi. Stavolta è il Direttore a prendere la parola: "Ragazzi e se scendessimo per questo trail direttamente a Campo Maggiore ? Così evitiamo la salita dopo lo Chalet. Che ne dite ?". "Alfo' ma sei sicuro che questo sentiero porta a Campo Maggiore?". E' il solito Raimondo ad avere dubbi e timori. Probabilmente presagiva quanto di terribili gli capiterà di lì a poco.


"Si, si. Sulla mappa questo sentiero porta direttamente a Campo Maggiore". Lo rassicura il Direttore, dopo aver consultato il suo Garmin. Francesco approva il piano, volendo cimentarsi su un nuovo trail.

Bene. Decisione presa. Ultima foto a sugellare l'imbocco del trail e si va giù.



Il sentiero alterna tratti in discesa con brevi strappi in salita. Il vento è calato e il sole scalda l'aria. Dopo pochi minuti i nostri tre bikers arrivano ad un punto molto panoramico. E qui è d'obbligo una lunga pausa fotografica.


Rimessi i cellulari in tasca, si prosegue lungo un ripido trail su terreno smosso, dove in alcuni punti occorre scendere a causa degli alberi caduti.



Ed è qui che avviene il primo intoppo di giornata, anzi la madre di tutte le sventure odierne. La bici di Raimondo si impunta e Peppe del Partenio viene catapultato a terra. Il volo è spettacolare ma senza danni. Almeno per Raimondo.



Rimessosi in sella, riprende a scendere senza timore. Ma arrivati a Campo Maggiore si rende conto che il suo cambio è bloccato; girato in una posizione innaturale. "Alt", grida Francesco. "Non toccare i pedali o rompi tutto". Prendono di peso la bici e si spostano in un punto al riparo dal vento. Qui Francesco, inforcati gli occhiali, comincia la sua ispezione. Con i chiavini di Alfonso smonta tutto. Il forcellino è piegato. La gabbia del cambio è schiacciata. Con pazienza riesce a controbilanciare le varie deformazioni. "Ragazzi facciamo presto che ci stiamo congelando". Alfonso richiama all'ordine i compagni. In effetti sono nella piana di Campo Maggiore a 1400 m e distanti 10 km dalle auto.



Si riparte con una bici su cui si può pedalare ma non è possibile cambiare marcia. I tre attraversano la piana. Dalla collina sbucano due grossi cani, uno dei quali comincia ad inseguire le bici. Non possono accelerare per via del cambio. Procedendo con calma, lascano che il cane si avvicini sperando che non attacchi. E' a un metro dai polpacci di Francesco, che comincia a temere il peggio. Poi però il cane non accelera e resta ad un metro dai bikers. Poi, quando gli "umani" sono fuori dal suo territorio, si ferma e rientra nel bosco. C'è mancato poco. Ma i problemi non sono finiti.


Dopo aver lasciato Campo Maggiore, i nostri eroi di oggi si lanciano nel ripido sentiero in discesa verso Bosco Cupone. Lungo la discesa, piena di pietre e canali, Alfonso tiene un ritmo molto veloce e zigzagando tra gli ostacoli supera in scioltezza i suoi amici. "Alfo' ma hai fatto un corso di MTB in settimana?", gli domanda un allibito e sorridente Francesco. Raimondo non ride. E' serio e preoccupato. In discesa la sua bici non da problemi, ma cosa succederà quando dovrà nuovamente fare forza sui pedali?.


Ed infatti arrivati al rifugio ecco il patatrac completo. Al primo sforzo sui pedali il cambio si attorciglia e stavolta non c'è niente da fare. Forcellino spezzato. La bici è bloccata. Fine della storia. I tre sono ancora a 5 km dalle auto. E' quindi necessario mettere Raimondo in condizioni almeno di andare in discesa e spingerlo nei tratti in piano. Così ecco di nuovo il duo Alfonso e Francesco con chiavini, pinze, nastro adesivo e fascette. Il cambio viene smontato e messo nello zainetto. La catena viene avvolta e fissata con fascette e nastro al telaio. La bici ora puoi procedere, ma senza la spinta dei pedali.

Siamo alle battute finali. Il trail in discesa viene percorso senza problemi. Francesco e Alfonso spingono l'amico in un paio di tratti in piano. Poi arrivati ad acqua Fidia si immettono su asfalto e Raimondo è costretto a scendere per superare un tratto in salita.

Ma oramai il peggio è passato. Superata l'ultima salita, il tratto rimanente è tutto in discesa ed in pochi minuti sono alle auto.

Il bilancio di oggi è come al solito dolce-amaro: 14 km, 340 metri di salita e 1100 di discesa. Freddo, una caduta, un attacco di cani e un cambio rotto. All'attivo però ancora un'avventura da raccontare ai nipotini.


Grazie per l'attenzione e alla prossima.




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