No Hell
Aggiornamento: 6 ore fa
Ecco la sequenza cinematografica del film, pardon, dell'escursione di sabato 19 settembre 2026.
Fade in. Giovedì sera il programma è già scritto. Il Direttore Alfonso pubblica sulla chat del Bike & Ski Club il percorso ufficiale del weekend: un anello di circa 20 chilometri sul Taburno. Un tracciato compatto, divertente, con il giusto mix di salita e sentieri.
Alla chiamata rispondono in quattro: Peppe X, conosciuto all'anagrafe come Raimondo. L'Atomico Francesco. Turtle Doc Andrea. E naturalmente il Direttore stesso.
Dall'altra parte arrivano le immancabili defezioni: e-Mario, il Presidente Roberto e il resto della compagnia preferiscono restare alla finestra. La missione è lanciata.
Cut.
La notte tra venerdì e sabato cambia tutto. Pioggia. Poi altra pioggia. Poi temporali. All'alba il Taburno sembra sempre più un'idea romantica che una destinazione concreta.
Ore 6.30 circa. La chat del gruppo si accende. Messaggi: Foto del radar meteo. Ipotesi. Dubbi. Qualcuno propone di rinviare. Qualcuno di resistere. Qualcuno probabilmente è ancora sotto le coperte. Alla fine emerge una verità semplice: il Taburno rischia di essere una gigantesca fanghiglia. Serve un piano B. Ed è allora che entra in scena lui. Il Vesuvio. Il vecchio vulcano sa fare una cosa meglio di tutti: bere l'acqua. I suoi sentieri di sabbia lavica drenano in poche ore quello che la pioggia scarica in una notte. Decisione presa. Rotta verso Torre del Greco.
Cut.
Ore 8.00. Primo imprevisto della giornata. Alfonso esce di casa per prendere l'auto e trova un problema degno di una commedia all'italiana. La vettura è completamente imprigionata. Spazio per aprire le portiere: zero. Una persona normale sarebbe tornata a casa. Ma il Direttore non è una persona normale. Con un'eleganza discutibile ma efficace, si introduce nell'abitacolo passando dal portellone posteriore. Missione compiuta. Il viaggio può iniziare.

Cut.
Ore 8.25. Raimondo sale a bordo con la sua storica Cube. La bici ha visto probabilmente la fine dell'impero romano, ma continua a presentarsi puntuale.
Ore 8.30. Lungo la strada i due intercettano Andrea. La squadra sale a tre elementi. Puntano dritti verso il vulcano.
Ore 8.45. All'uscita di Torre Nord compare Francesco. La compagnia è al completo. Manca solo una cosa. Il caffè. Segue una ricerca disperata di un bar aperto. Una caccia che si rivelerà completamente inutile. Nessun espresso. Nessun cappuccino. Nessuna salvezza. Solo chilometri.
Cut.
Ore 9.00. I quattro arrivano a quota 800. Parcheggio. Tariffa: sette euro ad auto. Più che un parcheggio, un piccolo investimento immobiliare. Ma ormai non si torna indietro. Tra la polvere nera del Vesuvio e i preparativi della partenza c'è anche un piccolo evento: per la prima volta, infatti, Turtle Doc Andrea si presenta in sella alla gloriosa bici del Presidente Generoso. Non una bici qualunque.
La leggendaria Scott Sparks 920 in carbonio, leggera, elegante e ancora capace di attirare sguardi di ammirazione. E così la prsenza del nostro mai dimenticato Generoso, in qualche modo, aleggia sul vulcano e su tutti noi.
Cut.
Ore 9.20. Finalmente in sella. La pedalata dura pochi secondi. Stop. La catena di Raimondo decide che la giornata è iniziata troppo bene. Piccola manutenzione d'emergenza assicurata dall’Atomico. Qualche commento ironico. Si riparte.

Cut.
Ore 9.40. Quota 1000. I biker vengono fermati dalla Polizia Locale. Non per eccesso di velocità. Sul Vesuvio è in corso la Vesuvio Ultra Marathon. La notizia peggiore è un'altra. Il sentiero per la Hell Valley, la celebre Valle dell'Inferno, è chiuso. Per oggi niente Inferno. “No Hell” almeno abbiamo il titolo del film.
Cut.
Ore 9.50. La squadra cambia ancora piano. Prende un sentiero secondario che corre alto sopra la Valle dell'Inferno. Il panorama è gigantesco. Da una parte il cratere. Dall'altra il Golfo. Sotto, la valle proibita. I quattro scorrono veloci fino alla Strada Matrone, dove incontrano nuovamente la gara. Qui i runner e i biker convivono senza problemi. I sentieri sono ampi. Il rispetto reciproco pure.
Cut.
Ore 10.10. Primo single track. Direzione Largo Legalità. La discesa è stretta, tecnica e divertente. Bisogna però mantenere l'attenzione alta. I corridori della Ultra Marathon continuano ad apparire dietro ogni curva. La convivenza richiede prudenza. Ma il divertimento non manca.
Cut.
Ore 10.25. Largo Legalità. Uno dei punti ristoro della gara. Volontari. Atleti. Movimento. E quel clima da grande evento che rende l'ambiente ancora più vivo. Breve pausa. Qualche scambio di battute. Poi di nuovo in sella.
Cut.
Ore 10.30. Secondo single trail. Più veloce. Più esposto. Più spettacolare. Il sentiero taglia il versante tra strapiombi e burroni lavici. Sotto si apre il vuoto. Davanti il mare. Dietro il vulcano. L'adrenalina sale curva dopo curva. Per qualche minuto nessuno parla. Parlano solo i copertoni.
Cut.
Ore 10.45. Fine del divertimento. O quasi. Arrivati alla Strada Matrone, il Direttore osserva la mappa mentale del Vesuvio e lancia una proposta alternativa. Una di quelle che sulla carta sembrano sempre geniali. L'idea è semplice: invece di risalire subito, scendere ancora lungo la Matrone, intercettare il Sentiero Numero 1, sbucare più in basso, intorno a quota 700, e rientrare alle auto attraverso una lunga risalita su asfalto. Per qualche secondo il gruppo valuta. Il piano promette nuovi sentieri, qualche tratto inedito e un pizzico di avventura supplementare. Poi arrivano le obiezioni. La prima è pratica: nessuno ha la certezza che il cancello d'accesso al Sentiero 1 sia aperto. La seconda è matematica: se il cancello fosse chiuso, il gruppo si ritroverebbe intrappolato in una lunga deviazione inutile. La terza è fisica: quei metri di dislivello aggiuntivi da recuperare a fine giro non entusiasmano nessuno. Soprattutto dopo una mattinata trascorsa a lottare contro la sabbia lavica. La proposta viene rapidamente processata, analizzata e infine bocciata. Verdetto unanime. Troppi rischi. Troppa salita. Poca gloria. Il Direttore incassa democraticamente la sconfitta della sua brillante strategia e il gruppo punta il muso delle bici verso l'alto.
Inizia così la vera resa dei conti con la Strada Matrone. La stanchezza presenta il conto. Raimondo soffre. Il Direttore osserva. Poi compie il gesto tecnico della giornata. Consegna la propria e-bike a Peppe X. Un trasferimento temporaneo di cavalli motore che permette al compagno di sopravvivere all'ascesa. Un piccolo sacrificio personale. O una scelta strategica per evitare di doverlo raccogliere lungo il percorso. La storia non lo chiarirà mai.
Cut.
Ore 11.30. Dopo quasi un'ora di salita continua, il gruppo ritorna al primo bivio della mattina. Le gambe bruciano. Il fiato è corto. La sabbia lavica ha fatto il suo lavoro. Da lì si riprende la strada verso l'ingresso della Valle dell'Inferno. Quella vera. Quella negata. Quella soltanto sfiorata.

Cut.
Ore 11.50. Le auto finalmente riappaiono all'orizzonte. Fine delle ostilità. Il contachilometri racconta una storia semplice: poco più di 12 chilometri. Ma i numeri ingannano. Quasi 500 metri di dislivello. Metà percorso su sabbia vulcanica. Una fatica che vale molto più delle statistiche. I quattro scendono dalle biciclette distrutti, impolverati e soddisfatti. Esattamente come dovrebbe essere.
Cut.
Ore 12.00. Motori accesi. Rientro verso casa. Il Taburno è rimasto nei programmi. La Valle dell'Inferno è rimasta un desiderio. Ma il Vesuvio, ancora una volta, ha regalato una di quelle uscite che nascono come ripiego e finiscono per diventare le più memorabili.
Titoli di coda.
Protagonisti:
Alfonso, il Direttore
Raimondo "Peppe X"
Francesco "L'Atomico"
Andrea "Turtle Doc"
Morale della storia:
Quando la pioggia cancella il programma, il Vesuvio ne scrive uno migliore.
Fade out




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