Portes du Soleil
Aggiornamento: 3 ore fa
Prologo: il viaggio
Le grandi spedizioni alpine del team Bike&Ski hanno sempre un copione consolidato. Qualcuno dà forfait, qualcuno arriva con un piano dettagliato lungo trenta pagine, qualcun altro lo ignora completamente dopo i primi cinque minuti e qualcun altro lancia il cuore oltre l’ostacolo confidando nelle proprie doti atletiche. Eppure, da anni, il risultato è sempre lo stesso: nuove montagne, nuove risate e una quantità impressionante di aneddoti destinati ad alimentare l’incredibile storia di questo gruppo.
Dopo le prime storiche epopee delle Dolomiti 2018, 2019 e 2020, l'avventura Unsupported Alps del 2022 e i più recenti Hero Bike Tour 2024 e 2025, il 2026 porta il team nuovamente nell’arco alpino, stavolta in terra franco-svizzera, nel comprensorio Portes du Soleil, uno dei più vasti paradisi europei per la mountain bike.

La spedizione vede schierati un trio compatto e ben rodato: il Presidente Roberto, immancabile promotore di deviazioni non previste, il Direttore Alfonso, custode della razionalità e delle tracce GPS e Luca, dal fisico erculeo ed ormai veterano delle avventure alpine e punto di riferimento quando la situazione richiede gambe, equilibrio o semplice buon senso.
Iniziamo questo racconto a Saint-Maurice, in Svizzera, punto d'incontro scelto per ricongiungersi con Luca, partito in treno da Losanna. Dopo essere atterrati a Torino ed aver attraversato senza soste la Valle d'Aosta, Roberto e Alfonso raggiungono la cittadina praticamente nello stesso istante in cui il treno di Luca entra in stazione. Una sincronizzazione talmente perfetta da sembrare preparata da settimane, quando in realtà è frutto di una combinazione quasi miracolosa. L'attesa è resa ancora più memorabile da un curioso parcheggio dove è richiesto il disco orario. Mentre Alfonso cerca senza fortuna il disco nei cassetti dell’auto a noleggio, Roberto si accorge che la piazzola è dotata di disco orario digitale, che rileva automaticamente l'arrivo dell'auto attivando il conteggio dei minuti senza alcun intervento umano. Ma la tecnologia svizzera rischia subito di essere superata dall'intraprendenza del Presidente: nell'emozione dell'incontro con il figlio, Roberto dimentica di inserire il freno a mano e l'auto inizia lentamente a muoversi proprio mentre Alfonso si trova alle sue spalle. Fortunatamente tutto si risolve con un grosso spavento e una risata generale. Pochi minuti dopo, con il trio finalmente al completo, l'avventura Bike&Ski 2026 può davvero cominciare.
I protagonisti riprendono il viaggio verso Châtel, che sarà il quartier generale dell’avventura di quest’anno. Raggiunto l'appartamento nel tardo pomeriggio, i tre pensano ingenuamente che la parte più difficile della giornata sia ormai alle spalle. In realtà l'avventura deve ancora cominciare. Li attende infatti quella che verrà ricordata come la prima prova ufficiale della spedizione: la caccia al tesoro dell'appartamento C203. Le istruzioni ricevute dall'agenzia, rigorosamente in francese e lunghe quasi quanto il regolamento del comprensorio Porte du Soleil, prevedono una sequenza di operazioni degna di una Escape room alpina. Prima bisogna individuare la palazzina giusta, poi la tastiera nascosta per digitare il codice di accesso, successivamente trovare l'appartamento e infine recuperare le chiavi custodite in un locker occultato all'interno di un armadio con una misteriosa maniglia bianca.
Quando il gruppo pensa di aver finalmente completato la missione, scopre che manca ancora l'ultimo livello: recuperare le chiavi del garage e il relativo telecomando. Roberto gira per i corridoi come un investigatore privato, Luca traduce e interpreta le istruzioni francesi, mentre Alfonso cerca di mantenere un approccio metodico alla ricerca. Dopo quasi un'ora di tentativi, verifiche e aperture di armadietti, il trio riesce finalmente a prendere pieno possesso dell'alloggio.
Dopo la lunga giornata di viaggio, l'incontro perfettamente sincronizzato con Luca a Saint-Maurice, le emozioni della guida tra Francia e Svizzera e soprattutto la surreale caccia al tesoro necessaria per entrare nell'appartamento di Châtel, il trio sentiva di essersi ampiamente meritato la cena. Il paese, a sorpresa, appariva quasi deserto, ben lontano dall'immagine della vivace località alpina immaginata alla vigilia della partenza. Tra strade silenziose e pochi locali aperti, Roberto, Alfonso e Luca approdano al ristorante Le Cheminée. Qui il clima della spedizione inizia finalmente a prendere forma: si verificarono le previsioni meteo e si cerca di capire se il programma del giorno successivo sia realmente quello concordato oppure una delle versioni liberamente interpretate dal Presidente.
A tavola arrivarono ottimi hamburger per Roberto e Alfonso, mentre Luca scegle un più raffinato pavé de canard. Il momento più memorabile della cena è offerto da Alfonso, che ordina una birra convinto di aver scelto una normale rossa locale e si ritrova invece davanti una improbabile birra ai mirtilli. Dopo il primo sorso il suo sguardo racconta più di qualsiasi recensione gastronomica.
La sera scorre tranquilla tra pianificazioni, controlli delle previsioni meteo e inevitabili discussioni sui percorsi del giorno successivo. Roberto individua almeno tre varianti "molto interessanti". Alfonso ne approva una. Luca sorride sapendo perfettamente come andrà a finire.
Domani si comincia.
Giorno Uno: Châtel, Morgins, Les Crosets e Champéry
La prima vera giornata di avventura inizia in perfetto stile Bike&Ski: temperatura frizzante, colazione complicata, piccoli problemi logistici e una lunga discussione sulle biciclette ricevute dal noleggio.
La prima mattina a Châtel inizia con una sorpresa: trovare un bar per la colazione si rivela quasi più complicato che orientarsi tra i sentieri del comprensorio. Dopo aver risolto le prime emergenze domestiche, tra carta igienica e shampoo misteriosamente assenti dall'appartamento, Roberto, Alfonso e Luca si mettono alla ricerca di un bar aperto. Il risultato è una sorta di caccia al tesoro nel centro ancora addormentato del paese. Alla fine, dopo aver scoperto che il negozio delle biciclette apre mezz'ora più tardi del previsto, il trio individua un hotel nelle vicinanze dove riesce finalmente a fare rifornimento di cappuccini e croissant. Non è una colazione memorabile, ma dopo il viaggio del giorno precedente e con davanti le montagne di Porte du Soleil, basta e avanza per dare ufficialmente il via all'avventura.
Dopo il ritiro delle eMTB a Châtel, il trio formato dal Presidente Roberto, dal Direttore Alfonso e da Windfoiler Luca si mette finalmente in marcia. Dopo aver superato il lago di Vonnes, il programma prevedeva di risalire il sentiero 20, ma l'eccessiva pendenza convince il gruppo a seguire l'asfalto fino a Morgins, attraversando il confine tra Francia e Svizzera.
Superato il lago di Morgins, la spedizione imbocca il sentiero numero 8. Davanti si apre una lunga salita forestale che si sviluppa per quasi nove chilometri. È una di quelle ascese che ricordano alcune tappe del Dolomiti Bike Tour: regolari, impegnative e soprattutto interminabili.
Dopo numerosi tornanti il gruppo raggiunge il passo, dove lo sguardo viene immediatamente catturato dai magnifici profili dei Dents du Midi, autentici protagonisti dell'orizzonte svizzero.
La successiva discesa conduce al Rifugio Lapisa, sopra Les Crosets. È qui che la spedizione vive uno degli episodi destinati a entrare nella storia Bike&Ski. Mentre i tre biker si godono un abbondante tagliere di formaggi svizzeri e salumi locali, alcune mucche decidono di integrare la propria alimentazione con le manopole delle biciclette di Roberto e Luca. Solo la bici di Alfonso si salva, protetta dalla colonnina Bosch dove è in ricarica.
Dopo il pranzo al Lapisa, il percorso continua verso Champéry, elegante villaggio alpino ai piedi delle montagne. Da qui il gruppo utilizza la funivia Champéry-Croix de Culet, guadagnando rapidamente quota e tornando nel cuore del comprensorio di Porte du Soleil.
Da Croix de Culet inizia una successione continua di saliscendi, boschi e sentieri panoramici. Nei pressi di Les Crosets vengono ignorati alcuni trail da bike park, poiché totalmente fuori dal percorso del rientro.Poco avanti sul sentiero, tra gli alberi illuminati dal sole del pomeriggio, compare un piccolo gruppo di cerbiatti. La cosa sorprendente non è tanto l'avvistamento, quanto la loro calma assoluta. Gli animali osservano incuriositi i tre biker, senza scappare immediatamente come normalmente accade. Roberto rallenta per primo, seguito da Alfonso e Luca, e per qualche istante il sentiero sembra appartenere più alla fauna locale che agli escursionisti su due ruote. A non più di una ventina di metri di distanza, i cerbiatti rimasero immobili a scrutare gli insoliti visitatori, concedendo un incontro ravvicinato che nessuno si sarebbe aspettato. Solo dopo alcuni secondi, con elegante tranquillità, si allontanano tra gli alberi.
Si riprende a pedalare e poco sopra Morgins il Presidente riesce a trascinare la spedizione dentro una pista blu del Bike Park Morgins. La discesa regala emozioni, qualche apprensione e una caduta senza conseguenze di Roberto. Luca e Alfonso, più prudenti, affrontano alcune paraboliche a piedi, ma alla fine il gruppo conquista anche questa piccola sfida.
Il rientro avviene lungo il suggestivo sentiero 20 che, attraverso il bosco, riconduce a Châtel. Con il sole ormai basso e i Dents du Midi illuminati dagli ultimi raggi della giornata, la prima tappa si chiude con la sensazione di aver scoperto uno dei comprensori più spettacolari mai visitati dal team.La giornata si conclude con il rientro a Châtel e con la ricerca di un ristorante aperto in un paese che a settembre sembra già essersi avviato verso il letargo autunnale. La scelta cade sul Le Vieux Four, decisamente più elegante del Cheminée della sera precedente. I tre si concedono il menu completo, convinti che dopo quasi 60 chilometri e 1300 metri di dislivello ogni caloria sia ampiamente meritata. Tra pomodori ripieni di formaggio, piatti di carne, creme brûlé e immancabili discussioni tecniche, la cena diventa il briefing operativo per il giorno successivo. Sul tavolo finiscono cartine, Garmin, interpretazioni personali dei sentieri e soprattutto le nuove idee del Presidente Roberto, sempre pronto ad aggiungere qualche salita non prevista. Alla fine, viene approvato il grande anello del Mont de Grange, anche se Alfonso continua ad avere il sospetto che il percorso definitivo non corrisponderà esattamente a quello deliberato durante la cena.
Giorno Due: Il grande anello del Mont de Grange
37 km; 1200 m di dislivello positivo pedalato; traccia; relive; video
Dopo una colazione decisamente più simbolica che sostanziosa (stessa location di ieri, ma l’Hotel ha terminato croissant e può offrire solo dei cappuccini accompagnati da tristissime madeleine), il gruppo lascia Châtel puntando verso il grande obiettivo della spedizione: l'anello del Mont de Grange.
L'itinerario segue il sentiero rosso numero 23 e attraversa immediatamente la zona degli impianti di Pré la Joux e Pierre Longue. Qui è in corso il riscaldamento di una gara di downhill e Roberto prova a proporre la classica deviazione non prevista, ovvero salire con l’impianto e scendere lungo il bike park. L'idea viene prontamente bocciata dal Direttore, che teme poco salutari incontri ravvicinati con gli atleti lanciati a tutta velocità.
La lunga salita conduce al Passo di Plaine Dranse, dove in un rifugio il gruppo completa finalmente la colazione con croissant e succo di frutta. Arrivati a Plaine Dranse, mentre consumavano la colazione, si manifesta nuovamente una delle caratteristiche più note del Presidente Roberto: l'incapacità cronica di ignorare una cima che si trovi nel raggio di qualche chilometro. Con lo sguardo rivolto verso gli impianti che salivano ancora più in alto, inizia a fantasticare sul versante opposto della montagna, quello che guarda verso Morzine e soprattutto Avoriaz, meta che ormai era diventata una vera e propria ossessione geografica. La teoria era semplice e, proprio per questo, estremamente sospetta: prendere la seggiovia, raggiungere la cresta superiore, ammirare finalmente il panorama sull'altro versante e poi scendere attraverso un invitante trail azzurro chiamato Panoramic, che secondo Roberto avrebbe sicuramente consentito di ricongiungersi con il sentiero numero 23. Alfonso inizia immediatamente le verifiche incrociate su Garmin, Komoot e cartina cartacea, senza trovare alcuna conferma dell'esistenza di questo collegamento miracoloso. Luca, nel frattempo, osservava in silenzio i biker da downhill che sfrecciavano sotto gli impianti come missili terra-aria. La discussione assume rapidamente i contorni di una classica riunione strategica Bike&Ski. Da una parte Roberto, sostenitore del principio secondo cui "se c'è un impianto che sale, ci sarà sicuramente un modo interessante per scendere". Dall'altra Alfonso, convinto che il fantomatico collegamento esistesse solo nella fervida immaginazione presidenziale. L'osservazione dei rider impegnati negli allenamenti della gara di downhill del weekend contribuisce ad affondare definitivamente il progetto. Alla fine, la proposta viene respinta per manifesta mancanza di prove, ma non senza lasciare un velo di malinconia nel Presidente, che deve rinunciare ancora una volta alla conquista visiva di Avoriaz.
La rivincita arriva però poco dopo, quando riesce comunque a trascinare i compagni fino al Col Bassachaux, da cui può ammirare almeno una parte del versante tanto desiderato. Sono altri 150 metri di dislivello che nessuno aveva programmato, ma la vista ripaga abbondantemente la fatica. Dal colle si apre infatti il panorama sul versante di Avoriaz e Morzine, un'ossessione geografica che il Presidente inseguiva sin dal giorno precedente.
Lasciato il Col Bassachaux, i tre imboccano un magnifico single track di cresta che si collega al sentiero 23 (non senza i rimbrotti di alcuni escursionisti a piedi, che fanno loro notare che il sentiero non è per le MTB). Inizia poi una spettacolare e lunghissima discesa verso la valle di Abondance.
Dall'alto appare il suggestivo Lac de Plagnes, Dopo la discesa arriva però il conto da pagare: una nuova durissima risalita pietrosa verso gli alpeggi superiori del Mont de Grange. Le pendenze superano spesso il 15% e il trio è costretto a ricorrere a tutte le risorse disponibili.
L'ora di pranzo coincide con l'arrivo al rifugio Crêt Béni. Qui il gruppo si concede una lunga pausa, durante la quale scopre che l'antico albergo associato al rifugio non esiste più da anni, affondando così i progetti turistici già elaborati mentalmente da Roberto. Seguono degustazioni, improbabili tentativi di riconoscere liquori alle erbe (camomilla ananasso e sambuco, n.d.r.) ed una burrata italiana che compare misteriosamente nel cuore delle Alpi francesi.
Rigenerate le energie, le biciclette riprendono il sentiero 23 e affrontano una serie di magnifici balconi panoramici sopra Abondance e La Chapelle d'Abondance. I sentieri sono fluidi, panoramici e ricordano a più riprese alcune delle tappe più celebri dell'Unsupported Alps Adventure 2022. Alla fine della giornata il gruppo rientra a Châtel con la consapevolezza di aver completato quello che probabilmente rappresenta il giro più bello dell'intera vacanza.
Dopo il grande anello del Mont de Grange, la spedizione decide di concedersi una serata fuori porta e raggiunge Morzine, completamente diversa dalla tranquilla Châtel. Le strade sono animate dalla manifestazione automobilistica Mont-Blanc Morzine e il paese pullula di persone, creando un'atmosfera quasi festiva. La cena al ristorante Colibri diventa rapidamente uno degli argomenti più discussi dell'intera spedizione. Roberto rimane particolarmente colpito dall'eleganza della cameriera, definita senza esitazione "il paradigma della bellezza francese", mentre Luca e Alfonso si concentrano con maggiore convinzione sugli hamburger. Roberto sceglie una Caesar Salad che si rivela sorprendentemente ricca di cipolle. Talmente ricca che, una volta terminata la cena, propone una seconda sosta gastronomica per una crêpe alla Nutella con l'obiettivo di neutralizzare gli effetti collaterali dell'ortaggio. La proposta viene accolta senza particolari resistenze e la serata si chiude tra risate, passeggiate nel centro illuminato di Morzine e la soddisfazione per una delle più belle giornate di mountain bike vissute dal team negli ultimi anni.
Giorno Tre: Col Tronchey e il balcone sul Lago Lemano
31 km; 1120 m di dislivello positivo pedalato; traccia; relive; video
L'ultima giornata inizia con il lento rito della preparazione dei bagagli e la consapevolezza che ogni chilometro pedalato avvicinerà il momento del rientro.
Dopo colazione (cappuccino al Wood Bar e croissant acquistati in un vicino forno) il gruppo punta verso la parte alta di Châtel, quella che Alfonso definisce scherzosamente "la Posillipo di Châtel". Oggi si comincia senza un vero piano prestabilito. L'idea iniziale sarebbe quella di seguire il sentiero 27 verso Torgon, ma come spesso accade nelle spedizioni Bike&Ski, dopo poche centinaia di metri il Presidente Roberto assume il controllo delle operazioni. Tra stradine secondarie, deviazioni apparentemente casuali e cambi di direzione che suscitano più di una perplessità in Alfonso e Luca, il gruppo procede affidandosi più all'istinto presidenziale che alle tracce GPS. I due compagni iniziano a temere di ritrovarsi da tutt'altra parte rispetto al percorso programmato, ma Roberto continua con sorprendente sicurezza. E così, dopo una serie di svolte che ai più sembravano scollegate tra loro, ecco comparire davanti alle ruote proprio l'imbocco del sentiero 27. Per una volta il Presidente aveva avuto ragione dall'inizio. Alfonso e Luca non possono fare altro che riconoscere il colpo di classe con un sincero "chapeau", mentre Roberto si gode per qualche minuto il raro privilegio di vedere le proprie intuizioni premiate dai fatti.
Seguendo il sentiero 27, la spedizione raggiunge il rifugio Michel & Béatrice dopo una salita micidiale, affrontata quasi interamente in modalità Turbo. Dal rifugio lo sguardo abbraccia contemporaneamente i Dents du Midi e il Monte Bianco, uno di quei panorami che costringono anche i biker più frettolosi a fermarsi qualche minuto.
Da qui il sentiero diventa una spettacolare cresta alpina fatta di continui saliscendi. Lungo il percorso si raggiunge il Col Tronchey, immerso in pascoli e panorami che sembrano disegnati apposta per la mountain bike.
La coincidenza con una gara di trail running costringe il gruppo a qualche deviazione, ma il fascino dell'itinerario rimane intatto. Durante la lunga discesa verso la valle, tra mandrie e alpeggi, Roberto acquista del formaggio di capra in un curioso self-service alpino. Poco più avanti arriva uno dei momenti più emozionanti dell'intera spedizione. Dall'alto compare infatti il Lago Lemano, il grande lago di Ginevra e Losanna. Per Luca la vista assume un significato particolare: da quelle parti inizierà infatti una nuova fase della sua vita. Il gruppo si ferma qualche minuto in silenzio ad ammirare il panorama.
La discesa prosegue fino a ricongiungersi al sentiero 20 sopra Châtel. Gli ultimi chilometri scorrono veloci tra forestali, pascoli e l’impianto di Pré la Joux, fino alla classica foto di rito davanti al pannello di Châtel.
Raggiunto il negozio per la restituzione delle biciclette, il gruppo si trova di fronte a un rompicapo degno di un esame di ingegneria applicata: tre persone, tre biciclette da riconsegnare, un'automobile parcheggiata a oltre un chilometro di distanza e pochissimo tempo da perdere. È in quel momento che il Presidente Roberto sfodera una delle sue più celebri elaborazioni teoriche, destinata a entrare di diritto nella letteratura non ufficiale del team Bike&Ski: la famosa “Teoria dei tre pacchi”.
Secondo questa sofisticata disciplina, perfezionata in anni di trasferimenti improbabili tra stazioni ferroviarie, rifugi alpini e parcheggi remoti, ogni problema logistico può essere scomposto in una serie di movimenti elementari fino a diventare sorprendentemente semplice. La dimostrazione pratica è quasi elegante. Alfonso consegna per primo la propria bici. Roberto e Luca risalgono all'appartamento con le altre due. A quel punto Roberto ridiscende in automobile per recuperare Alfonso; quindi, Luca e Alfonso tornano verso il negozio con le ultime due biciclette da restituire. Completata anche l'ultima consegna, Roberto li raccoglie nuovamente con l'auto e riporta tutti all'appartamento. Nessuna corsa inutile, nessun chilometro sprecato, nessun biker abbandonato lungo la strada.
Il rientro, Aosta, pizza e sofferenza sportiva
Per una volta la logistica Bike&Ski funziona con la precisione di un cronometro svizzero. Dopo aver lasciato Châtel, rientrati in Italia attraverso il tunnel del Gran San Bernardo ed attraversato la Valle d'Aosta, l'obiettivo era arrivare ad Aosta in tempo utile per assistere alla partita delle 18 tra Inter e Napoli. Una missione considerata quasi importante quanto il completamento dell'anello del Mont de Grange. Dopo giorni passati a orientarsi tra sentieri numerati, passi alpini e deviazioni presidenziali, Roberto, Alfonso e Luca raggiungono senza esitazioni il ristorante Rossopomodoro ad Aosta, scelto non tanto per la posizione quanto per la certezza di trovare un maxischermo sintonizzato su Sky e un adeguato supporto gastronomico all'evento sportivo. Il locale apre pochi minuti dopo le sei e ad accompagnare la partita arrivarono birre, montanarine, pizza Margherita e successivamente ziti spezzati allo scarpariello per Roberto e Alfonso, mentre Luca opta per una più leggera insalata di pollo. Un pasto che, dopo alcune discutibili esperienze culinarie francesi dei giorni precedenti, restituì immediatamente fiducia nella cucina mediterranea.
La serata sembra indirizzata verso una conclusione perfetta. L'avventura alpina è riuscita alla grande, il viaggio di ritorno procede senza intoppi e anche il Napoli sembra poter regalare un'ulteriore soddisfazione. Ma il calcio, come la mountain bike, ama le sorprese. Quando ormai i tre biker stanno pregustando il finale di giornata, arriva la beffa del gol decisivo nel finale che consegna la vittoria all'Inter. Roberto accusa il colpo per qualche minuto, Alfonso cerca conforto negli ultimi bocconi di scarpariello e Luca osserva la scena con il distacco di chi aveva già accumulato abbastanza emozioni tra sentieri, impianti e panorami alpini. In ogni caso, una sconfitta al novantesimo non può certo scalfire il bilancio di una spedizione riuscitissima. Con il morale ancora alto, il trio riprende la strada verso Caselle Torinese, dove li attendeva l'ultima notte della trasferta e, soprattutto, le prime discussioni sulla prossima avventura Bike&Ski.
Con complessivi 127 km percorsi, 3620 metri di dislivello positivo, avendo conquistato il Col Bassachaux, ed il Col Tronchey, circumnavigato il mastodontico Mont de Grange, toccati numerosi rifugi tra i quali il Lapisa, il Crêt Béni e il Michel & Béatrice, Il Portes du Solei entra ufficialmente nell'archivio delle grandi avventure Bike&Ski, accanto ai passi dolomitici del Dolomiti GT, alle traversate della Bike Galaxy e alle imprese dell'Unsupported Alps Adventure.
E come sempre, il ritorno a casa coincide con l'ideazione della prossima spedizione.




Commenti