La gola del Tuoro
- Alfonso Calabrese
- 16 mag 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Quando dopo un'escursione si salva il percorso, l'App Garmin chiede di confermare lo sport (MTB, Cicloturismo, Trekking, ...), bene in questa occasione il Direttore ha riflettuto qualche secondo prima di indicare MTB. Vedremo infatti che il giro di oggi è stato tutt'altro che un normale percorso in mountain-bike.
Dopo un paio di settimane di pigrizia generale, con uscite urbane ed in solitaria, il gruppo finalmente si riunisce per un'escursione di metà maggio in terra irpina. Alfonso aveva già proposto in passato un giro verso la vetta del monte Tuoro, in zona Atripalda, e questa volta riesce a convincere gli amici a seguirlo in questo inedito percorso (e come vedremo forse sarebbe stato meglio rimanesse inedito).
L'appuntamento è a Chiusano San Domenico a pochi chilometri da Atripalda. Tutti i bikers oggi (Alfonso, Francesco, Mario, Nicola e Raimondo) sono in perfetto orario, segno tangibile della voglia di pedalare (!). Dopo un buon caffè e due chiacchiere con un'anziana coppia di residenti del luogo, il gruppo inizia il giro subito affrontando una dura salita. Il giro di oggi prevede 18 chilometri con 700 metri di dislivello. Il profilo altimetrico è regolare e perfettamente bilanciato, con una lunga salita di 9 chilometri ed una successiva discesa di 9 chilometri. Le premesse sono quindi buone. Anche il meteo, pur con un'aria frizzantina intorno ai 14 gradi, è molto buono con un cielo limpido e terso.
Dopo poco meno di un chilometro inizia lo sterrato. Sin dai primi metri il gruppo si rende conto che non sarà un'escursione facile. La pendenza è intorno al 8%, il fondo è di terreno e sassi. Per lunghi tratti è impossibile pedalare, anche per i due elettrici e-Mario ed il Direttore. Figuriamoci per i muscolari Nic Gambalesta, l'atomico Francesco e Peppe di Chiusano, che già borbottano sconsolati.
Il gruppo dopo circa 40 minuti scollina ed entra in una gola. Dopo il guado di un torrente, si continua a salire, sempre trascinando le bici. Il sentiero che il team Bike&Ski sta percorrendo non è affatto adeguato alle mountain-bike e Raimondo, Francesco e Nicola lo ribadiranno almeno ogni 50 metri nelle prossime 2 ore.
Il cielo si sta facendo scuro e Alfonso comincia a valutare piani alternativi per uscire da questa gola ed abbreviare questo che oramai è un cammino alpinistico, più che una pedalata.
Alfonso consulta il suo Garmin e trova un sentiero che sembrerebbe arrivare ad una strada asfaltata. Ma le pendenze sono proibitive (oltre il 20%) e si decide di restare in traccia. In effetti alla fine della gola il sentiero si allarga e consente di riprendere a pedalare, almeno nei tratti sotto il 10%. Il panorama è fantastico, nonostante la pesantezza delle gambe.

Il tratto successivo conduce il team ad un pianoro. Il morale si solleva (almeno un poco) e le gambe cominciano a girare. Il contesto paesaggistico è fantastico e ben curato. Dopo il pianoro sbucano su una strada asfaltata che li conduce, sempre in leggera salita, in un bellissimo bosco di lecci.
Dopo aver percorso poco meno di 8 chilometri, il team è giù molto provato. Alfonso cede la sua cube elettrica a Raimondo per farlo rifiatare e continua a salire in muscolare. Dopo circa un chilometro il gruppo arriva ad una rocca dove inizia il trail di discesa.
Il trail è stretto ed esposto su un dirupo. Il gruppo è incerto sul da farsi. Alfonso propone di scendere lungo la strada fatta in salita ma Peppe di Chiusano non è affatto d’accordo: “Ragazzi ci siamo trascinati fino in cima e vogliamo scendere sulla strada asfaltata!”. Come spesso accade il team si lascia convincere da Peppe, che tra i suoi mille epiteti ha anche “Raimondo il Condottiero” e, con tutta l’attenzione del caso, cammina lungo il dirupo.
Intanto Francesco, che, come da tradizione, si era attardato a scattare le sue 1000 foto per i suoi profili social e non avendo seguito il ragionamento, si lancia in discesa lungo la strada asfaltata. Le urla degli amici lo raggiungono in tempo utile a farlo risalire.
Il tratto esposto finisce dopo 200 metri e il sentiero si dirama con zig-zag nel bosco. Qui i più impavidi e tecnici riescono a scendere in sella. Alfonso conduce il gruppo, restando il più possibile incollato alla traccia, nonostante il sentiero sia nascosto dal fogliame. Dopo aver annotato una caduta quasi da fermo di e-Mario, che urla nel silenzio del bosco, non per il dolore ma per il timore che la sua Trek si sia graffiata, cono conseguente svalutazione delle stessa nella permuta (fissata tra circa un mese, per l’acquisto dell’ennesimo ultimo modello).

Arrivati ad un abbeveratoio ora la traccia indica una direzione totalmente errata. A valle intravediamo una fattoria, che avevamo passato in salita, ma non esiste un sentiero per raggiungerla. Alfonso mette nuovamente mano al Garmin e trova un sentiero che dovrebbe portare ad una strada asfaltata e quindi al pianoro.
Il gruppo compatto scende per questo sentiero tutt’altro che agevole, tra fango e pietre. Dopo aver superato una stalla con tanto di cani che abbaiavano, ecco che il sentiero si chiude in un punto morto. La strada è sbarrata da un recinto con fildiferro e coperto da un muro di rovi. Non c’è modo di proseguire. Anche la possibilità di tornare indietro risalendo il budello di fango e pietre è poco praticabile. Il team, come in tante altre occasioni è in una situazione di impasse totale!
Mentre Nicola e Raimondo continuano a inveire sul l’anonimo autore della traccia, a cui Alfonso si è inspirato per il giro di oggi, Alfonso predica la calma e tutti insieme cominciano a valutare le possibili opzioni. Prima di tutto, anche superando l’ostacolo non si capisce se la direzione è quella giusta. Alfonso trova un modo per superare il filo spinato e a piedi ed inizia a perlustrare il territorio. Dopo 10 minuti ritorna con la buona novella: “Ragazzi a 300 metri c’è la strada!”. Ora il problema è far oltrepassare bike e bikers l’alto muro di rovi e filo spinato. Mario tira fuori un coltello da caccia (quasi un machete) e lo consegna a Francesco. Alfonso si arma della sua pinza. Comincia un lavoro di giardinaggio per creare un varco tra i rovi, sotto l’attenta regia di Mario e con Nic e Raimondo che osservano il lavoro a mo’ di giuria di qualità.
Dopo quasi mezz’ora il team supera l’ostacolo e raggiunge la strada. Qui occorre nuovamente fermarsi per una foratura occorsa ad Alfonso. Sono quasi le 2 e il team è ancora in un punto imprecisato dell’Irpinia. Riparata la ruota a tutta velocità raggiungono il pianoro ed un punto con segnale GSM. Partono immediatamente 5 telefonate alle rispettive famiglie, che davano già per dispersi i valenti bikers.
Il tratto ora è tutto in discesa e su asfalto ed in meno di 10 minuti i nostri eroi sono a Chiusano, accolti dal murale, che è una giusta chiosa all'incredibile e splendida avventura di oggi. Alla prossima.









































































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