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Abruzzo Wild Adventure

  • Immagine del redattore: Alfonso Calabrese
    Alfonso Calabrese
  • 13 giu
  • Tempo di lettura: 10 min

52,5km; 1260 md+; traccia; relive; video; podcast

Oggi presentiamo un’escursione memorabile, di quelle che scrivono la storia di un team. Uno di quegli eventi che rimarranno a lungo nelle menti chi ha avuto la fortuna e l’ardire di partecipare.

Prologo

Dopo il primo grande evento del 2026 sull’Etna, con esiti semi-catastrofici, c’era grande attesa per il secondo grande appuntamento, ovvero l’Abruzzo e l’altopiano di Campo Imperatore, ai più conosciuto come “il piccolo Tibet d’Abruzzo!”.


Nonostante non fosse eccessivamente lontano dal capoluogo partenopeo, il giro ha avuto una genesi complessa ed articolata ed almeno tre riprogrammazioni. Si era partiti con fine maggio, poi con fine giugno e poi finalmente i pianeti si sono allineati per il 13 giugno, e un folto gruppo di eroi ha dato la sua adesione.

Alfonso, sulla scorta degli eventi siciliani, pur avendo ben chiaro l’anello da percorrere, aveva contattato varie agenzie specializzate nel supporto ai giri MTB e alla fine aveva proposto al team un progetto sviluppato dalla locale Abruzzo Wild Trek srl. Anello di circa 55 chilometri e 1200 metri di dislivello, con partenza ed arrivo a Santo Stefano di Sessanio e che avrebbe toccato la piana dei laghi, Castel del Monte e Rocca Calascio. Alfonso aveva poi chiesto di includere il passaggio nelle gole dello Scoppaturro. La AWT aveva dato l’ok e avrebbe anche assicurato il noleggio delle eMTB e la presenza di una guida.

Al giro aderiranno con slancio, oltre all’organizzatore Alfonso (da giugno, Direttore dimissionario del team), Ironman Roberto, Peppe di Santo Stefano Raimondo, e-Mario, l’Atomico Francesco. Agli storici cinque membri del team si uniranno gli stradisti Gaetano ed Angelo. Poi ci sarà la sorpresa last minute di Franco, ma di quest'ultimo e della sua stoica resistenza, parleremo ampiamente in seguito.

E gli altri? Se vi state domandando che fine abbiano fatto i numerosi altri atleti Bike&Ski, ebbene non è chiaro neanche a chi scrive. Ma prima o poi li ritroveremo tra queste pagine!


La vigilia

L’avvicinamento all’antico borgo medioevale abruzzese è complesso. Cinque atleti arriveranno il venerdì 12 giugno, mentre i 3 “stradisti” raggiungeranno l’Abruzzo direttamente sabato, partendo all’alba.

Il venerdì il primo ad arrivare, come nel 99% delle nostre avventure, è il pimpante e-Mario, direttamente da Roma. Mario arriva nel primissimo pomeriggio e prende possesso della camera del B&B La Dote, scelto da Alfonso come base logistica. Qui conosce Teresa, la proprietaria, che gli suggerisce un veloce tour a piedi per le stradine diroccate di S. Stefano. Il grosso della squadra, capitanata da Roberto con la suo Suv Audi elettrico parte verso le 15:30. Roby preleva Alfonso, poi Raimondo ed infine l’Atomico Francesco a Pomigliano. Il percorso verso l'Abruzzo prevede circa 300 km e Roberto stila un preciso programma, pianificando le opportune soste di ricarica della sua famelica auto, bella, scattante ma con un’autonomia relativamente bassa.


Il viaggio, quindi, trascorre con un continuo check dei consumi e dell’autonomia residua. Dopo calcoli e proiezioni degne di un computer quantistico, Roberto riesce con una sola fermata a Caianello ad arrivare a destinazione con ancora il 25% di batteria, non prima che il Direttore Alfonso gli avesse confermato la presenza di una colonnina di ricarica ubicata proprio a Santo Stefano.

Mentre Roberto ed Alfonso si perdevano nei loro calcoli su consumi, potenze erogate dalle colonnine e tempi di ricarica, Raimondo e Francesco si stavano occupando della cena. Mario ci aveva allertati che, essendo venerdì sera, nel borgo tutti i ristoranti erano chiusi. Francesco scova però su Google un locale che sembra operativo (omettiamo il nome per motivi che poi capirete ndr). Il diplomatico Raimondo chiama e dopo una cordiale chiacchierata con il gestore prenota alle 20:30 per 5. Chiamiamo Mario a viva voce e lo informiamo che abbiamo una soluzione per la sera. Lui stava chiacchierando con Teresa, che sentendo il nome del locale ce lo sconsiglia: “Attenzione ragazzi”, si espone Teresa, “il gestore di quel locale è un appassionato di vino (nel senso che ne fa un eccessivo consumo). Rischiate di avere un servizio non al top. Vi consiglio invece il ristorante Al Palazzo”. Accogliamo il suggerimento di Teresa e richiamiamo l’altro ristorante per disdire.


Arrivati alle 20.15 a Santo Stefano, impieghiamo 20 minuti per capire come attivare la colonnina di ricarica. Grazie anche al supporto di un signore che passava di lì (era l’Assessore al Turismo si S. Stefano ndr), finalmente attiviamo il processo di ricarica (a scarsi 2kwh) e ci dirigiamo direttamente a piedi al ristorante il Palazzo. Fa molto freddo. Il nostro abbigliamento estivo non è affatto adeguato ai 1100 metri slm. Domani ci congeleremo in sella, pensiamo.


La cena è l’occasione per fare un punto sul giro di domani. Per quanto riguarda il vitto, diciamo solamente che abbiamo mangiato di meglio: vino della casa (2 L), tagliere misto salumi-formaggi (1), zuppa di lenticchie (1), spaghetti all’amatriciana (5), agnello alla brace (5), arrosto misto (1), patate al forno (2), cicoria ripassata (3), dessert (2) e genziana (5). Vista la qualità i 55€ a persona ci sono sembrati francamente uno sproposito. Ma tant’è.

Prima di chiudere c’è il tempo di scommettere su quanta batteria consumeremo domani: Raimondo e Francesco pensano di riportare la bici a zero o quasi, Roberto è sul 20/30%. Mario si allinea a Roberto. Alfonso, invece è il più ottimista “Ragazzi io arriverò con almeno il 40%”. Chi avrà indovinato?


La partenza

L’appuntamento è alle 9:00, lì al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto. Dopo una veloce colazione ci dirigiamo al parcheggio dove conosciamo Ferdinando, la guida dell’Abruzzo Wild Trek.


Mentre Ferdinando scarica le bici, delle robuste Cannondale motorizzate Bosh CX gen5, Alfonso, Roby, Raimondo e Francesco raggiungono un vicino minimarket ed acquistano il classico snack light dell’atleta olimpionico: generoso rettangolo di pane pizza farcito con mortadella e caciotta, Da segnalare la variante con prosciutto crudo per lo “stellato” Roberto.  



Mario monta la sua adorata ebike AMFLOW ed intanto arrivano anche Gaetano, Angelo e Franco. Grande è lo stupore della guida quando i tre scaricano le loro bici muscolari ed in particolare nel vedere la bici di Franco: una gravel con ruote da 26 e gomme slick!

Il giro previsto è duro con e-bike, durissimo con MTB muscolari, quasi impossibile con bici gravel.


Ma Ferdinando riesce a trovare il mood giusto “Ragazzi allora abbiamo un bel gruppo – variegato -. Iniziamo compatti. Il primo tratto è accessibile a tutti, poi vedremo se sarà opportuno definire percorsi specifici a seconda dei mezzi.”. “Mi raccomando, gestite le batterie e tenete le bike in Eco il più possibile”. Qui è Raimondo che storce il naso: ECO non è tra le modalità a lui congeniali, preferendo andare sempre e comunque a TURBO.


E così, sotto un sole già molto caldo (il freddo di ieri sera è già un lontano ricordo), tra mugugni, dubbi e sorrisi ecco la foto di rito. Si parte per l’avventura nel selvaggio Tibet d’Abruzzo.


Piano Locce e Val Chiusola

A buon ritmo iniziamo a pedalare su asfalto e poi su strada bianca. Quasi subito si sale con una pendenza già impegnativa verso Piano Locce. Scolliniamo dopo aver superato 120 m di dislivello in poco più di 2 chilometri (6%).



Superiamo una barriera anti-cinghiali a protezione della piana, una distesa di campi in fiore delle locali lenticchie dop. A dominare è il giallo intenso, chiazzato di rosso. Uno spettacolo.



Il gruppo prosegue compatto. Nonostante le pendenze e il fondo, i ragazzi in muscolare tengono bene il ritmo. Gli elettrici diligentemente salgono in ECO. Nei brevi tratti di discesa il solo in difficoltà è l’eroico Franco con la sua gravel. Spesso è costretto a scendere, ed in qualche caso, deve gestire delle “cadute controllate” sul fianco.

Superata la piana, proseguiamo fino al Rifugio Chiusola e qui inizia una seconda durissima salita. Ferdinando ci aveva avvisato che questo sarebbe stato l’unico tratto dove occorre spingere. Ed infatti tutti sono costretti a scendere e trascinare le pesanti bici lungo una breve ma ripidissima salita.



Arrivati in cima, ci attende uno stretto single-track, in leggera salita. Qui in sequenza annoveriamo l’ennesima caduta di Franco, ma anche quelle di e-Mario e di Ironman Roberto. Stessa dinamica: quasi da fermi, provano a mettere il piede destro a terra e scivolando sul lato lungo il dirupo. Nulla di preoccupante e nessun volo pindarico. Da registrare che con questa caduta la AMFLOW con motore Avinox M1 di Mario, già deprezzata con l’uscita del modello M2, è oramai ad un valore residuo rasente lo zero assoluto.



Lo stretto trail si infila in un boschetto e poi inizia una breve discesa fino al secondo tratto su asfalto. Non si registrano altre cadute, se non un paio dello stoico Franco. Arrivati all’asfalto sono le 11:20, abbiamo percorso 11 chilometri e superato 350 metri di dislivello positivo.

La valle dei laghetti

Arrivati su asfalto, dopo una breve pausa per attendere Franco, iniziamo il lungo trasferimento prima su una stradina secondaria e poi sulla trafficatissima provinciale. Ci incolonniamo e teniamo rigorosamente la destra. Centinaia di moto, con i loro striduli boati, ci superano continuamente. Su questo tratto lungo 7 chilometri al 4%, sono gli stradisti Gaetano, Angelo e Franco a dettare il passo ed al punto di scollinamento sono i primi ad arrivare. Roberto, Mario e Francesco seguono, sempre rigorosamente in Eco. Alfonso e Raimondo sono in coda, nonostante comincino ad utilizzare assistenze più alte. Nonostante l’altitudine, siamo a 1300 metri sul livello del mare, fa un caldo incredibile e le parti del corpo scoperte sono già belle arrossate.


Dopo la lunga salita, finalmente lasciamo il rumoroso e pericoloso asfalto per immetterci in una gola tra colline verdi e piccoli laghetti montani. Brevi discese e risalite si alternano a tratti in piano. Il fondo è regolare e lo scenario è stupendo. Arriviamo dopo 10 minuti al primo laghetto, il lago di Barisciano.



Poi proseguiamo e lambiamo un altro piccolo specchio d’acqua, il lago di Passaneta. I laghetti sono il luogo di ritrovo di mandrie di bovini e ovini. Le mandrie sono sorvegliate ma non ci sono problemi con gli enormi cani, tenuti a bada dai pastori. Le scorte d’acqua sono quasi esaurite. Percorriamo quindi a gran ritmo l’ultimo tratto. Superiamo il lago Racollo ed arriviamo ad un agognato abbeveratoio, con fresca acqua sorgiva. Qui ci fermiamo per ricaricare le borracce e pranzare i panini light.


 

La piana e le gole mancate

La sosta è quanto mai opportuna. Sono le 13. Abbiamo percorso 28 km e superato 750 metri di dislivello. Il morale è alto, anche se la stanchezza comincia a farsi largo. I più affaticati sembrano essere Raimondo (“sto ucciso”) e Alfonso (“ho le gambe come due pezzi di legno”).  I muscolari Gaetano, Angelo e Franco sembrano ancora in buona forma, ma il problema sono le discese, dove Franco è costretto a scendere dalla bici e quindi ad arrivare sempre con grande ritardo. Francesco come sempre fotografa compulsivamente ogni pietra, filo d’erba ed angolo di cielo. Mario sgranocchia qualche merendina, elegantemente “sottratta” alla colazione del mattino. Ironman Roberto morde il freno. Vuole ripartire e soprattutto non vuole cedere a nessuna forma di taglio o riduzione del percorso.

Viste però le difficoltà incontrate da Franco e le condizioni di Alfonso e Raimondo, Ferdinando, la nostra saggia ed esperta guida, elabora tre alternative per la seconda metà del giro: “Ragazzi, a questo punto occorre decidere. Opzione 1: proseguiamo verso est ed entriamo nel canyon (le celebri gole dello Scoppaturro). È il percorso suggerito inizialmente da Alfonso. Arrivati al rifugio Mucciante risaliremo via asfalto e poi sempre su asfalto arriveremo a Castel del Monte. Poi strada e sterrato sino a Rocca Calascio e poi a Santo Stefano. Chiuderemo con un totale 65 chilometri circa e 1400 metri di dislivello.  Opzione 2: seguiamo la mia traccia, che prevede di restare su sterrato, saltare il canyon e salire e poi scendere su sterrato sino a Catel del Monte. Poi si prosegue come l’opzione 1.  Sono 10 chilometri e 200 metri di dislivello in meno. Opzione 3: tutto asfalto. Si torna indietro verso il lago Racollo, poi si risale il passo e si scende a Santo Stefano (15 chilometri in meno e tutto asfalto). Decidete voi cosa fare”.

I ragazzi in muscolare escludono da subito l’opzione 3. Vogliono continuare il giro. Alla peggio a Castel del Monte, resteranno su asfalto per tornare a S.Stefano. Roberto è categorico “Ragazzi andiamo alle gole. Siamo arrivati sino a qui. Facciamo il giro completo. Per me Opzione 1”. Francesco non si pronuncia. Per lui 1 e 2 sono entrambe possibili ed equivalenti. Mario per il momento tace e continua a sgranocchiare. Raimondo anche lui è categorico: “Ragazzi io sono alla frutta. Opzione  2 tutta la vita”. Alfonso, come sempre cerca di mediare: “Io vorrei fare la gola. Sono stanco ma non ci corre dietro nessuno e possiamo arrivare anche più tardi”. A questo punto è Mario che prende la parola “Attenzione io ho un appuntamento al vescovato a Roma (!?!). Non posso arrivare stanotte”. Alfonso, quindi, prova a chiudere il dibattito “Roby come detto io sono per la gola, ma se ho capito bene fare la gola ci farebbe saltare la discesa su sterrato verso Castel del Monte. Forse tutto sommato è meglio la 2 “. Masticando amaro Roberto si convince e si riparte. Le gole dello Scoppaturro restano un miraggio. Forse sarà la meta nel futuro di una nuova avventura.

Trail verso Castel del Monte

Ricaricate le borracce, riprendiamo il sentiero e ci immettiamo in una nuova salita. Meno ripida delle precedenti e con l’ausilio dell’assistenza, gli elettrici giungono rapidamente in vetta. E poi si lanciano in una lunga e veloce discesa verso sud-est. La vista dall’alto del borgo medioevale di Castel del Monte è molto suggestiva ed in parte lenisce la delusione per aver saltato il canyon. Gli elettrici arrivano alle porte del borgo abruzzese, ma occorre attendere buoni dieci minuti per veder spuntare gli oramai esausti Gaetano, Angelo e Franco (che anche stavolta si è fatto quasi tutta la discesa a piedi).



E’ il momento di un caffè, che consumiamo in un bar al centro. Da segnalare che il caffè è stato offerto dal nostro e-Mario, forse raggiunto da un raggio di santità in preparazione dell’incontro con la curia vescovile romana.



Riprendiamo la strada e ci dirigiamo verso Calascio. Dopo un paio di chilometri è prevista la deviazione su un nuovo sterrato. Qui i muscolari decidono di staccarsi e raggiungere Calascio e la sua Rocca su asfalto. Li salutiamo e ci diamo un mezzo appuntamento alla Rocca (chi prima arriva, chiama). 


Rocca Calascio e rientro

Sono le 3 e mezza. Ci saranno 28 gradi, percepiti 40. Lo sterrato prevede degli strappi al 30%, dove neanche l’esperto Ferdinando riesce a rimanere in sella. La sosta ha però giovato al gruppo e particolarmente a Raimondo ed Alfonso, che sembrano essere tornati brillanti.

Dopo il tratto di sterrato arriviamo all’imbocco verso la rocca. Qui ricarichiamo le borracce e Raimondo, preso da un delirio da acido lattico, innaffia tutti con la sua borraccia.



Vista la brillantezza ritrovata, si decide di salire alla rocca, celebre per il castello semi distrutto nel quale hanno girato il film Lady Hawke. Qui re-incontriamo i muscolari scissionisti, che erano giunti pochi minuti prima. Loro poi decidono di salire ai piedi della rocca, mentre gli elettrici si dirigono verso la chiesetta a pianta ottagonale. Qui ultima sequenza di foto, poi con un altro bel sentiero sterrato in discesa si torna a Santo Stefano di Sessanio.



Arriviamo alle auto alle 16:30, in perfetto orario e con le bici tutte con almeno 2 tacche residue (oltre il 40% di carica). Scommessa vinta dal Direttore, quindi.


Si conclude qui la nostra epica avventura in terra d’Abruzzo. Come da tradizione ci sono state cadute e cambi di programma, difficoltà e momenti di smarrimento. Ma in tutti vividi resteranno i ricordi delle lussureggianti valli, i laghi dove il cielo si specchiava nelle limpidi acque montane ed il caos-organizzato del grande ed instancabile team Bike & Ski. Grazie ancora a Ferdinando per l'ottimo giro e grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere il blog fin qui e alla prossima avventura.





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